L’avanguardia russaQuesto libro non è più in circolazione. Per ‘un errore di codice’ così mi spiegarono a suo tempo è stato mandato al macero. Ne conservo due o tre copie scampate – al fuoco? ai denti di una macchina tritalibri? a qualche veleno ? gelosamente e con una certa tenerezza ... Perché all’epoca non esisteva o ne esisteva pochissima letteratura critica sullo sconfinato argomento, e l’avanguardia – anche il termine – in URSS era al bando. I libri degli autori da me trattati e antologizzati erano custoditi negli specchran (sezioni speciali) delle biblioteche sovietiche, si riusciva a ottenerne uno, al massimo due al mese. Né, ovviamente, si potevano fare fotocopie: ci hanno guadagnato, in compenso, i muscoli del mio braccio destro. Dovetti lavorare sulle poche edizioni pubblicate in Occidente, non sempre filologicamente attendibili. Mi aiutarono, a Mosca e Pietroburgo, molti amici; mi svenai per comprare alcune edizioni originali di Chlebnikov e Kručenych che non avevo altro modo di leggere - le vendetti, in seguito, in un momento di estremo bisogno. Con quelle affannose ricerche bibliografiche cominciai ad attirare la malevola attenzione del KGB: per alcuni anni non ottenni il visto per l’URSS, ma più d’una volta mi riuscì di aggirare l’ostacolo intrufolandomi in gruppi turistici per lo più donpepponi con le valigie piene di calze di nylon (per conquistare le belle russe) all’andata, di colbacchi al ritorno. Il libro forzatamente incompleto, con mende e lacune dovute alla mia inesperienza oltre che alle condizioni in cui ero costretta a lavorare, lo riscriverei da cima a fondo è considerato oggi "pionieristico": pur sottolineando la mia troppo matura età, la cosa mi lusinga e suscita vivide ondate di ricordi sul mio Far East. |
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