copertina di A mosca, amosca
serena vitale

A Mosca, a Mosca! — Letture


Smaniavo di vedere la neve, a me sconosciuta

Smaniavo di vedere la neve, a me sconosciuta, e benché quell'autunno si rivelasse eccezionalmente caldo per Mosca, già in ottobre il mio sciancrato paltoncino di lapin fulvo (avevo scelto con cura la prima pelliccia della mia vita: la trovavo calda ed elegantissima e mi immaginavo rossa, sulla Piazza Rossa, al centro dell’ammirazione generale) rivelò la sua rovinosa inadeguatezza. Per trecento dollari comprai in un "Berjozka" (c’erano molte "piccole betulle" a Mosca; lì stranieri e élite indigena acquistavano in valuta pregiata prodotti d’importazione, o made in URSS ma inaccessibili ai russi) sette chili di karakul nero uscito da una fonderia, sembrava, più che da una pellicceria: una pelliccia-corazza, squadrata, irsuta, che ingoffiva e rendeva faticoso ogni movimento, ma polmoni e bronchi erano — relativamente — al sicuro. continua >>

Mi colpì il verde intenso, fino a una sfumatura bluastra

Mi colpì il verde intenso, fino a una sfumatura bluastra — non di un paesaggio, di una foresta, di un lago: di un volto umano. Sovrastava un corpo massiccio che restò immobile quando andai, tremante e curiosa (chi aveva sostituito Brejtburd?) alla "Commissione Stranieri" dell’Unione Scrittori. Volevo visitare il paese natale di Sergej Esenin. continua >>

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